È inutile ripetere che in tutte le carceri d’Italia la situazione dei detenuti continua a essere disperata: a causa del sovraffollamento, della qualità scadente del cibo, per i prezzi dei prodotti in vendita che sono non di poco più alti che all’esterno e soltanto i più economicamente fortunati si possono
permettere di acquistarli. Per la mancanza di attività, per la mancanza di lavoro che può permetterti una minima entrata visto che ci sono persone che non si possono permettere nemmeno una busta e un francobollo e che troppo spesso c’è chi addirittura per disperazione protesta autolesionandosi, tagliandosi le vene, ingoiando lamette, detersivi per ottenere questo maledetto lavoro interno. Per non parlare poi di tutti i casi di suicidio.
Insomma la disperazione è tanta e a volte non bastano per descriverla neanche interi libri. urliamo la nostra disperazione ma non siamo qui soltanto perché vogliamo abbellire le nostre gabbie, perché il nostro desiderio più forte è quello della libertà. Di guardare il cielo e il sole senza che questo sia macchiato dall’ombra delle sbarre.
In questo periodo nel carcere di Sollicciano come se non bastavano già tutti i problemi da novembre più sezioni sono costrette a farsi la doccia solo tre volte la settimana e anche in quel momento con l’acqua fredda. Questo fatto è stata la goccia che ha fatto traboccare il bicchiere scatenando, ieri sera 3 marzo, una protesta spontanea, una battitura generale che è durata circa un’ora.
Da alcuni detenuti del carcere di Sollicciano
Si è saputo che dopo la protesta i detenuti hanno ottenuto l’acqua calda e l’inizio del lavori per aggiustare le docce della sezione nella quale erano rotte da tempo e i cui detenuti dovevano spostarsi per andarla a fare in un’altra.
acrati@yahoo.it
Epitaffio
Ci sono compagni che a furia di strapazzi si sono sciupati, con la pelle raggrinzita e con il sangue che pompa per inerzia.
Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot.
Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall'altra parte. Non c'è dubbio, ci è andata di culo.
Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot.
Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall'altra parte. Non c'è dubbio, ci è andata di culo.
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About me
- mario
- Universo mondo, dell'impero, Italy
- Sono nato a messina, città che non conosco, ho un figlio adottivo nato in Brasile, una moglie che amo e che mi sopporta. Sono uno come tanti che ha girato il mondo, che è pieno di rabbia e di insoddisfazioni.Sono il figlio di una stagione, il 77, che mi ha lasciato dentro un senso di vuoto. Sono contro le rivisitazioni e le narrazioni di quel periodo, ognuno di noi porta in sé i ricordi e le esperienze. Il racconto non ha l'elemento del pathos, il vissuto è cosa individuale, disperso nei rivoli della sconfitta e del rimpianto. I ricordi appaiono più belli del momento cristallizzato e messo lì nella penombra di quelli che possono dire : io c'ero ed ero potenza di cambiamento.
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