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martedì 14 maggio 2013

Democrazia in salsa U.S.A.

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Non ho voglia di scrivere e allora mi limito a mettere assieme un po' di cose. Di che si parla? Ma di democrazia cazzo, e di democrazia seria. Quella yankee.

Buttare la chiave:

Gli Stati Uniti d'America hanno la più numerosa popolazione carceraria del mondo. Con meno del 5% della popolazione mondiale, gli USA hanno circa il 25% della popolazione carceraria mondiale.
Secondo un rapporto del Dipartimento di Giustizia USA del 2006, oltre 7,2 milioni di persone erano in quel momento in prigione o sotto varie forme di custodia, ossia circa 1 americano su 32
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giovedì 28 aprile 2011

Nebbia e killer

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Si voltò dall'altra parte, disturbato da quel rumore puntuale come tutte le mattine. Immaginò il corpo di sua moglie alzarsi nel chiarore dell'alba. Quel giorno non avrebbe portato nulla di nuovo.Strinse gli occhi più forte. Maledisse quel rumore. Voleva tornare ai suoi sogni nel buio immaginario dove tutto si formava secondo i suoi desideri. Che cazzo si poteva aspettare. Le solite cose. Intanto l'assenza del discutere, di qualcuno, umano, con cui condividere qualche pensiero. Porcate e niente. Si rivoltò di nuovo. La bocca amara. La giornata stava per ricominciare allo stesso modo. Il solito odore del caffè. Il gatto che passava veloce. Il rumore del traffico che iniziava a farsi insistente.
Attese qualche minuto e si alzò. Passò nel cesso una buona mezza ora. Si guardò allo specchio e si lavò la faccia. Lasciò quel filo di barba. Salutò lei che partiva contenta e già indaffarata per il lavoro, guardò la desolazione della sua solitudine, la tv accesa e la colazione pronta sul tavolo. Non rimaneva niente altro che far passare il tempo. In cucina il coltello, quello più grande, era fuori dal solito cassetto. Lo prese e lo nascose nel suo giaccone.

Passò per prima cosa dalla vicina. Provò a pensare agli attimi successivi.Si eccitò all'idea di quei minuti che separavano la vita dalla morte. Per la prima volta avvertì la sensazione di disporre di un potere enorme.Qualcosa che non avrebbe condiviso con altri.
Problemi di coscienza? neanche l'ombra. Avrebbe vivacizzato per un po' quella città vuota e piena di gente finta. Avrebbe scaricato la tensione e l'adrenalina sarebbe stata finalmente libera.
La gola arsa. Immagini come flash.Un cervello che lavorava velocemente.
E fuori una mandria di gente in fila.In attesa.

Suonò il campanello ed attese che gli aprissero l'uscio.

Quando uscì si sentì meglio. Tornò a casa e pulì la lama sotto il rubinetto. Il sangue ancora fresco scivolò via sul fondo. Risentì sotto le dita la pelle liscia aprirsi e colorarsi di rosso. Rivide quegli occhi sbarrati e si sentì più libero.Ridiscese le scale e si avviò verso il centro della città con chiaro in testa il percorso. Lo aspettava una lunga giornata.


Una cazzo di città.Da quando la guardava, quasi tutti i giorni, dal finestrino della sua auto di pattuglia gli sembrava solo una cazzo di città.Grigia e nera, con sprazzi di verde pieni di tossici.Parcheggi fatti per macchine finiti per ospitare topi ed uomini lerci e stanchi. Non gli piaceva molto fare quel mestiere,lui uomo del Sud . A Torino poi. La chiamata lo proiettò in quell'appartamento, primo piano. Un cancello, un piccolo cortile e due rampe di scale.Erano già arrivati tutti, le casse da morto aspettavano di essere riempite.

Nell'ingresso c'era la colazione del suo collega.Oltre che una cazzo di città, una giornata di merda. Ma come ti può venire in mente, se fai il poliziotto, di fare colazione con le uova ed il salame, penso'. Fanno schifo e puzzano lì sul pavimento. Lui si era abituato e la differenza tra i morti ed i vivi in fondo non era poi tanta. Le due vecchiette erano sedute per terra. Schiena contro schiena.Il nastro isolante intorno alla bocca. Lo sfregio dalla base dell'orecchio destro, girava intorno alla gola e scendeva in basso. Sotto la spalla. Le costole aperte, ed il cuore che penzolava rosso scuro e pieno di sangue.
Torino è una città di gente silenziosa. Si produce molto ferro rumoroso ma le persone non amano parlare. Pochi i curiosi sul marciapiede. Non una traccia. Niente. Risalì sulla macchina. Prestò il fazzoletto al collega. Avviò la macchina ed iniziò a guardare la gente. Non c'è nulla di più bello che fare lo sbirro, puntare gli occhi su uno stronzo in giacca e cravatta e fargli abbassare lo sguardo. Sentiva che sarebbe stata dura la giornata.


Ci sono viali lunghissimi a Torino. Gli alberi lungo le strade per lo più sono malati. Le foglie rosse di quest'autunno cadono in ritardo. Dicono che dipende dal clima che cambia. I viali sono larghi, per la maggior parte. Le macchine li percorrono veloci. Il paesaggio di questa città è ordinato, anche in periferia. Lungo il greto dei fiumi i rifiuti, e le buste di plastica, sventolano dai rami dei cespugli. In un posto simile trovi tempo per essere malinconico, triste, allegro, pazzo e depresso. E' quello che accade ora. A me!
Questi pensieri si muovevano nella sua testa. Mischiava tutto. Pensava senza un ordine logico a quello che la città stimolava in lui. Le cose che lo circondavano.E le persone. La differenza rispetto ad altri luoghi, in cui era stato, la faceva la gente. Forse era quello l'impulso che lo aveva fatto scendere dal letto con in testa l'idea di rimettere tutto in discussione. Non voleva cambiare le persone, il loro modo di pensare e di agire. Le voleva semplicemente eliminare. Per lui , in quell'istante, tutti erano uguali. Nulla che li differenziava. Non le loro storie, o i loro abiti. Non l'ostentazione del tanto o del niente. A tutti imputava una responsabilità. e per quello avrebbero pagato.

Le due signore . Si ricordò della volta in cui provò a chiedere una mano . Lo colpì la loro ritrosia. Il non volere immischiarsi. E lui era rimasto da solo, con il suo problema. Vivere chiusi diventando vecchi. Ed allora a cosa servi? Aveva pensato questo rimettendo in ordine le cose e pulendo il pavimento dalle macchie di sangue. Era questa la missione di una vita. Non giudicare passando dai se e dai ma. Fare pulizia. Rigenerare il paesaggio liberandolo dalle scorie. Gli venne in mente quella canzone che ascoltava da ragazzo. Parlava di quella città, dei viali alberati e delle montagne scintillanti all'orizzonte. Si rilassò e sorrise. Alla radio già parlavano di lui.Non lo sapevano che era lui e questo lo rese ancora più euforico.

Dicono che porta palazzo è il mercato di ambulanti più grande d'Europa.
Quando ci arrivi da via Milano, le prime bancarelle che vedi, a destra e sinistra vendono capi d'abbigliamento. I prezzi sono scritti con pennarelli su cartoni ritagliati e scoloriti.Cinesi, rumeni e napoletani si contendono lo spazio.
La parte che piaceva di più ad Eugenia era quella dei banchi di frutta e verdura.
Quella mattina gli odori erano più intensi, saranno state le verdure o i mazzi di basilico, o le foglie di menta che i marocchini vendevano ai margini della piazza.
Come d'abitudine si avvicino ad Hamed e lo salutò nel solito modo "salam aleik".
Lui la guardò nel solito modo ironico e le rispose in italiano "buonciorno".
Guardò nella sua borsa di plastica, toccò il pane caldo e se ne fece incartare una pagnotta.
Notò appena la macchina della polizia che, con i lampeggianti accesi,passava veloce .
Rifece a mente l'elenco della spesa e si inoltrò nel mezzo del mercato.
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venerdì 15 ottobre 2010

Il 6 Novembre a Napoli

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venerdì 2 luglio 2010

La carcerazione di Luigi Ciani

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Nell’ultima sua lettera che il compagno Luigi Giani scriveva dal carcere delle Vallette di Torino, dove si trova prigioniero da più di due mesi dopo essere stato arrestato per gli scontri avvenuti durante lo sgombero dello stabile occupato L’Ostile, annunciava di avere potuto, finalmente, fare il suo primo colloquio. Infatti, Luigi, da più due mesi si trova ancora al padiglione “nuovi giunti”, reparto del carcere con forti restrizioni, nel quale i prigionieri devono restare soltanto per il tempo necessario alle visite mediche per poi essere mandati nei padiglioni con gli altri detenuti.
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lunedì 21 giugno 2010

Retate della polizia

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Oggetto: Val d'Aosta e Canavese - Perquisizioni domiciliari per 270 bis
Val d'Aosta e Canavese - Perquisizioni domiciliari per 270 bis

Ore 06:00, giovedì 17 giugno. La polizia irrompe nelle case di diversi anarchici valdostani e piemontesi. La scusa è sempre la stessa: articolo 270 bis, vale a dire “associazione sovversiva con finalità di eversione dell'ordine
democratico”. Anche il risultato della perquisizione è sempre lo stesso: computer, volantini, giornali e corrispondenza sequestrate.
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sabato 12 giugno 2010

La guerriglia delle FARC in Bolivia, il documentario che non vedrete in Europa

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Su You Tube potete trovare a questo link  un documentario girato lo scorso anno nella giungla boliviana che descrive la lotta delle FARC e  ricostruisce la loro storia.
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lunedì 7 giugno 2010

Sionista fa rima con nazista

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ROMA - E' sconvolgente il racconto del giornalista algerino Hamid Zaatchi a poche ore dalla liberazione degli attivisti. Il cronista, che si trovava tra i 700 pacifisti presenti sulla Mavi Marmara ha raccontato che all'inizio una ventina di navi della Marina israeliana hanno circondato la flottiglia intimando l'altolà, nonostante l'imbarcazione si trovasse in acque internazionali a 76 miglia dalla costa di Gaza.
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Epitaffio

Ci sono compagni che a furia di strapazzi si sono sciupati, con la pelle raggrinzita e con il sangue che pompa per inerzia.
Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot.
Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall'altra parte. Non c'è dubbio, ci è andata di culo.

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La mia foto
Universo mondo, dell'impero, Italy
Sono nato a messina, città che non conosco, ho un figlio adottivo nato in Brasile, una moglie che amo e che mi sopporta. Sono uno come tanti che ha girato il mondo, che è pieno di rabbia e di insoddisfazioni.Sono il figlio di una stagione, il 77, che mi ha lasciato dentro un senso di vuoto. Sono contro le rivisitazioni e le narrazioni di quel periodo, ognuno di noi porta in sé i ricordi e le esperienze. Il racconto non ha l'elemento del pathos, il vissuto è cosa individuale, disperso nei rivoli della sconfitta e del rimpianto. I ricordi appaiono più belli del momento cristallizzato e messo lì nella penombra di quelli che possono dire : io c'ero ed ero potenza di cambiamento.

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