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venerdì 9 aprile 2010

Cronaca da Predappio

Il gestore del bar che ci ospita per la serata

(L’ASSEMBLEA ANTIFA A PREDAPPIO DEL 15 APRILE) 
si è visto arrivare i carabinieri di predappio due giorni fa a fare intimidatori interrogatori sulla natura della nostra iniziativa,
stamattina il commissario in borghese, e niente popò di meno che IL SINDACO DI PREDAPPIO FRASSINETI (quello del PD, che partecipa alle cene di commemorazione di Mussolini a Casa Artusi, per intenderci) a interrogarli sulla natura della nostra assemblea e a dissuadere il gestore dal lasciarci lo spazio perché in realtà noi vogliamo fare una manifestazione e non un’assemblea (ma senza mostrare nessuna prova per supportare questa menzogna) e che siamo gente che fa casino: testuali parole del sindaco, quel gran pezzo di democratico che legittima le invasioni fasciste a predappio, i negozi nostalgici e le cene in commemorazione di un dittatore ma non può tollerare che nella sua città si consumi un delitto tanto grave quale un’assemblea antifascista in difesa della libertà e di denuncia della connivenza delle istituzioni con i fasci.

Che dire, se questa non è una palese prova di fascismo, cos’altro??!!
IN FONDO PERO’ VA BENE COSì, SE SI STANNO GIà MUOVENDO CON COTALE SOLERZIA…ALLORA VUOL DIRE CHE DIAMO FASTIDIO!!
OTTIMO.
SI CONTINUA SEMPRE LA LOTTA..

SALUTI ANTIFA!!!

Fonte: un compagno impegnato nell'assemblea

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Epitaffio

Ci sono compagni che a furia di strapazzi si sono sciupati, con la pelle raggrinzita e con il sangue che pompa per inerzia.
Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot.
Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall'altra parte. Non c'è dubbio, ci è andata di culo.

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Universo mondo, dell'impero, Italy
Sono nato a messina, città che non conosco, ho un figlio adottivo nato in Brasile, una moglie che amo e che mi sopporta. Sono uno come tanti che ha girato il mondo, che è pieno di rabbia e di insoddisfazioni.Sono il figlio di una stagione, il 77, che mi ha lasciato dentro un senso di vuoto. Sono contro le rivisitazioni e le narrazioni di quel periodo, ognuno di noi porta in sé i ricordi e le esperienze. Il racconto non ha l'elemento del pathos, il vissuto è cosa individuale, disperso nei rivoli della sconfitta e del rimpianto. I ricordi appaiono più belli del momento cristallizzato e messo lì nella penombra di quelli che possono dire : io c'ero ed ero potenza di cambiamento.

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