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giovedì 18 marzo 2010

Sovversivi

Ieri notte si sono dati un gran daffare i poliziotti. Hanno effettuato decine di perquisizioni nelle case di compagni che, secondo la questura, sono soggetti pericolosi ed appartenenti a quella fantomatica area ribattezzata "anarco-insurrezionalista".
Il magistrato che più di altri si impegna in questa meritoria opera di repressione è il dottor Caselli, piddino. Lo stesso che cautelativamente mise in galera, per qualche giorno, una serie di "irriducibili contestatori" prima del G8 dell'Aquila.
Come ai tempi del Duce.
Accade che in questa città l'antagonismo da molto tempo fa sentire la sua voce.
Ed è una voce che non piace. Una voce che è fuori da coro e che attua una serie di modalità di contestazione del sistema utilizzando azioni a dir poco "creative".
Tra le cose che si contestano c'è l'irruzione al Cambio (ristorante per ricchi rampolli) con il versamento di qualche chilo di merda sul pavimento, ci sono le visite alle sezioni leghiste (visite in cui si sono limitati a distribuire volantini e a fare incazzare qualche nerboruto pensionato in camicia verde) , c'è la visita alla sede della Bresso (quella con servizio d'ordine fornito da una s.r.l che utilizza l'ex servizio d'ordine del PD), ci sono una serie di occupazioni e di muri imbrattati.
Infine c'è la meritoria azione di contestazione nei confronti di quei lager istituzionalizzati a suo tempo dall'attuale presidente della Repubblica, i CIE. Insomma roba pericolosissima per cortigiani abituati a strisciare.
A questi compagni va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. In un'epoca di pupari, gerontocrazia e mignotte che fanno status questa gente ci riscalda il cuore.

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Epitaffio

Ci sono compagni che a furia di strapazzi si sono sciupati, con la pelle raggrinzita e con il sangue che pompa per inerzia.
Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot.
Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall'altra parte. Non c'è dubbio, ci è andata di culo.

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Universo mondo, dell'impero, Italy
Sono nato a messina, città che non conosco, ho un figlio adottivo nato in Brasile, una moglie che amo e che mi sopporta. Sono uno come tanti che ha girato il mondo, che è pieno di rabbia e di insoddisfazioni.Sono il figlio di una stagione, il 77, che mi ha lasciato dentro un senso di vuoto. Sono contro le rivisitazioni e le narrazioni di quel periodo, ognuno di noi porta in sé i ricordi e le esperienze. Il racconto non ha l'elemento del pathos, il vissuto è cosa individuale, disperso nei rivoli della sconfitta e del rimpianto. I ricordi appaiono più belli del momento cristallizzato e messo lì nella penombra di quelli che possono dire : io c'ero ed ero potenza di cambiamento.

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