Riceviamo notizia che l’accusa romana guidata dal PM Saviotti
ha chiuso le indagini a carico del dirigente di A Manca pro
s’Indipendentzia Bruno Bellomonte che, lo ricordiamo, si trova
prigioniero e in condizione di deportazione nella casa
circondariale di Catanzaro da ormai oltre 9 mesi.
punto seguirà l’incontro dell’accusa e della difesa davanti al
GUP, il quale deciderà se ci sono le condizioni per il rinvio
a giudizio o meno e quindi lo svolgimento del processo.
Ricordiamo che Il Riesame e la Cassazione hanno finora
respinto ogni richiesta di scarcerazione presentata dalla
difesa pur non essendo in presenza di alcun reato di fatto
contestato al nostro compagno e che finora è stato
sistematicamente violato il diritto alla territorialità della
pena garantito dal protocollo di intesa fra lo stato italiano
e la regione sarda nel 2006.
Ma l’aspetto per noi in assoluto più grave e lesivo della
dignità di Bruno e del nostro progetto politico sta nelle
parole con cui il Tribunale del Riesame di Roma ha motivato il
rigetto della richiesta di scarcerazione affermando che “i
richiami all’attività politica del Bellomonte ed il suo
impegno politico sindacale appaiono del tutto in conferenti:
va anzi evidenziato che, alla luce della massima contiguità
tra il Bellomonte e il Fallico, e del tenore assolutamente
inequivocabile delle conversazioni intercettate, la militanza
del Bellomonte in formazioni autonomistiche (attività in sé,
evidentemente lecita) sembra piuttosto efficacemente
dissimulare il coinvolgimento e la partecipazione
dell’indagato nel sodalizio eversivo contestato al capo B”.
Riteniamo queste motivazioni una farsa lesiva della dignità
della lotta secolare del popolo sardo per il pieno
riconoscimento dei diritti fondam entali negati dallo Stato
italiano all’autodeterminazione e alla piena sovranità
politica, giuridica ed economica sulla nostra terra. Chi
milita in A Manca e, a maggior ragione i suoi più alti
dirigenti, sanno benissimo che l’adesione a formazioni
politiche italiane di ogni genere è totalmente incompatibile
con la militanza indipendentista. I militanti di aMpI non
possono avere doppi livelli di militanza in altre
organizzazioni politiche e tantomeno possono aderire ad
organizzazioni che non riconoscono la priorità della lotta di
liberazione nazionale e sociale e che non fanno di questa la
bandiera della loro prassi politica. A Manca ha una linea e
uno statuto e lo fa rispettare con fermezza!
I magistrati del Tribunale del riesame accolgono in pieno le
tesi del PM Saviotti e sviliscono la dignità della militanza
di Bruno cercando di farne una macchietta schizofrenica e confusa.
D ’altra parte non si dimostrano neppure capaci di discernere
fra “autonomismo” e “indipendentismo”, ignorando le fondamenta
del dibattito politico in cui è immerso Bruno, dimenticando o
ignorando il fatto che in Sardigna l’autonomia c’è già ed è
precisamente quella forma giuridica che tiene in condizione di
sudditanza il nostro popolo.
Per noi è punto fondamentale e non discutibile fare chiarezza
sul dovere che i comunisti sardi hanno nel costruire
il Partito dei lavoratori sardi e non andare in giro per il
mondo ad appoggiare vertenze o strategie altrui che non è
nostro compito giudicare.
Riesce anche difficile immaginare che per “dissimulare”
l’adesione ad altri progetti politici diversi da quelli
operanti su un piano anticolonialista, Bruno abbia scelto di aderire
ad A Manca pro
s’Indipendentzia e di accettare di assumere incarichi
dirigenti ai massimi livelli. Un bel modo di passare
inosservati! Tutto questo ovviamente non compare nelle
brillanti e rigorose ricostruzioni degli inquisitori romani.
Inoltre ricordiamo che Bruno Bellomonte viene nello stesso
tempo accusato di aver fondato e partecipato alle azioni di
altre due formazioni armate sarde (NPC ed OIR), inchiesta
ancora ferma alle indagini che lo aveva già portato in carcere
nel 2006 con altri 9 militanti della nostra organizzazione e
che lo aveva visto scagionato per falso ideologico
dell’accusa.
Date queste premesse e dato l’attacco sempre più cruento a cui
è sottoposta la sinistra indipendentista, non possiamo
riporre alcuna fiducia in una magistratura romana che
evidentemente ha ricevuto dall’alto il compito di tentare di riuscire là
dove non è riuscita quella “sarda” nel 2006, ovvero disgregare
ed arrestare la lotta per l’indipendenza e per il socialismo
nel nostro Paese.
Direttivo Politico Nazionale
a Manca pro s'Indipendentzia

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